🌱 #10 Così è nata Paludi

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🌱 #10 Così è nata Paludi

Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.

Io sono Giulia Bonelli, giornalista e co-fondatrice di FACTA, e oggi sono particolarmente contenta di condividere un po' il dietro le quinte di questo spazio che stiamo costruendo insieme a voi.

La settimana scorsa questa newsletter si è trasformata in luogo di incontro: il 23 aprile abbiamo ospitato il primo Aperitivo in umido, ed è stato davvero bello per noi conoscere alcunə di voi e scoprire qualcosa del vostro percorso e di ciò che vi lega ai temi ambientali. Grazie di cuore a chi ha partecipato!

Come ci siamo dettə durante l'incontro, l'obiettivo è trasformare questo primo esperimento online in un appuntamento di persona. Per riuscirci, una grande sfida per noi di FACTA sarà rendere il progetto Paludi sostenibile nel tempo - una sfida che, sappiamo bene, condividiamo con molte persone che si occupano di giornalismo e progetti culturali.

Per questo oggi abbiamo pensato di raccontarvi meglio com'è nata Paludi. Ci sembrava il momento perfetto, per diverse ragioni. Questo è il decimo numero di Paludi (e, si sa, i numeri tondi chiamano irresistibilmente riflessioni e bilanci); oggi, 30 aprile, finisce ufficialmente l'incubatore grazie al quale abbiamo sviluppato Paludi; e, sempre oggi, incontriamo finalmente una delle persone che ha reso possibile tutto ciò. Ma andiamo con ordine.

Buona lettura!

Giulia

Il team di FACTA e di Paludi quasi al completo (manca il nostro Andrea Pracucci!) subito dopo l'Aperitivo in umido: felici e con un bicchiere in mano per il brindisi 🥂

Le origini: oltre l'inchiesta ambientale

La prima, forte spinta dietro alla nascita di Paludi è stato il desiderio di considerare la fase di pubblicazione delle nostre inchieste non più il punto di arrivo, ma il punto di partenza.

Come FACTA ci occupiamo in gran parte di temi ambientali, applicando il metodo scientifico al giornalismo d'inchiesta e al data journalism. Le zone umide sono uno dei nostri filoni portanti, esempio perfetto di un tema complesso che interseca aspetti ambientali, economici, politici, sociali.

Con le serie Wasted Wetlands e Swampower abbiamo iniziato a esplorare alcune delle zone umide più importanti d'Europa - quelle che svolgono un ruolo cruciale per le comunità locali, quelle più a rischio e alcune già in fase di recupero e miglioramento.

Molte delle persone che abbiamo incontrato sono diventate centrali per il nostro lavoro giornalistico. Come Mauro Fois, botanico dell'Università di Cagliari, che la settimana scorsa durante l'Aperitivo in umido ha raccontato la sua esperienza di mappatura ("pozza dopo pozza") delle zone umide della Sardegna, oltre 2.500. Comprese le meno conosciute eppure preziosissime zone umide stagionali (ne avevamo parlato anche nel primo numero di Paludi). Negli ultimi due anni, Mauro ci ha condiviso tutti i suoi dati su questa mappatura delle wetlands sarde, ci ha aiutato a validare i nostri risultati, e rimane per noi un riferimento scientifico prezioso.

Ci siamo resə conto che questo tipo di scambio (e molti altri che abbiamo avuto con persone legate ai territori che provavamo a raccontare) andava oltre l'inchiesta ambientale. E meritava uno spazio a sé. Uno spazio che potesse essere di riflessione, condivisione e scambio di saperi per conoscere e prendersi cura di ecosistemi fragili e preziosi come le zone umide. Ma idealmente anche un luogo di aggregazione e resistenza culturale, che potesse fare da ponte tra persone con competenze diverse. Da qui, l'idea di Paludi.

Vuoi suggerirci una palude da raccontare? Rispondi direttamente a questa mail: non vediamo l’ora di entrare in contatto!

La domanda: a chi può servire davvero Paludi?

Come spesso accade a chi porta avanti realtà indipendenti e no profit, una volta ideata Paludi abbiamo iniziato a cercare finanziamenti. Era la primavera del 2025, e in quel periodo l’International Press Institute (IPI) ha pubblicato un bando per il New Media Incubator, un programma pensato per aiutare piccole e medie redazioni indipendenti a sviluppare nuovi prodotti editoriali sostenibili, utili e costruiti intorno ai bisogni reali del pubblico.

Abbiamo presentato Paludi, con l'idea di provare a sviluppare quello che abbiamo chiamato un modello di deep niche engagement: un coinvolgimento non di massa ma di qualità, a partire da una newsletter che però potesse diventare anche un punto di riferimento per chi si occupa di temi ambientali. Il nostro progetto è stato selezionato, e a settembre 2025 abbiamo iniziato gli otto mesi di training, workshop e progettazione previsti dall'incubatore.

Elisabetta durante il bootcamp organizzato da IPI a Vienna a ottobre 2025 per il New Media Incubator

Con noi c’erano altre dieci redazioni da tutta Europa e oltre: The European Correspondent (Belgio), che racconta la politica europea con corrispondenti in tutti i Paesi membri; Okraj.cz (Repubblica Ceca), che segue temi sociali e politica locale nella Moravia-Slesia; MOST (Moldova), lingua russa rivolto al pubblico della Transnistria; From the Republics (Polonia), guidato da giornalistə indigenə che copre le repubbliche etniche e le minoranze della Russia; Novaya Gazeta Europe (Lettonia), redazione russa in esilio che continua a fare informazione indipendente sul Paese; EU Made Simple (Germania), piattaforma video multilingue che spiega in modo accessibile politica e istituzioni europee; WATIF (Spagna), media rivolto soprattutto ai giovani che usa il futuro come lente giornalistica tra newsletter, podcast ed eventi; Istorias Media (Francia), che unisce giornalismo, cultura e podcast per dare spazio a voci poco rappresentate; Vidbudova.Zaporizhzhia (Ucraina), unica testata regionale dedicata alla ricostruzione economica e sociale dell’area di Zaporizhzhia; Turan Tales (Polonia), newsletter e podcast long-form su politica, ambiente e società in Asia Centrale.

Per noi incontrare e confrontarci con queste realtà è stato uno degli aspetti più belli del percorso. Contesti a volte lontani dal nostro, problemi spesso simili, soluzioni molto differenti su come affrontarli. Un percorso che ci ha permesso di sviscerare, mettere in discussione e ripensare la nostra domanda di partenza: a chi può servire davvero Paludi?

La risposta, che stiamo testando costantemente, ci ha permesso di arrivare a voi: persone che lavorano soprattutto nel mondo della scienza e della ricerca, ma anche del giornalismo, della comunicazione, dell'attivismo, dell'arte, dell'architettura, dell'economia, della cultura in senso ampio. TuttÉ™, per ragioni diverse, con a cuore i temi ambientali. Grazie a voi e al supporto dell'incubatore IPI abbiamo messo a punto punto il metodo su cui si basa questa newsletter, in continua evoluzione.

Mettere al centro i bisogni delle comunità a cui ci si vuole rivolgere è oggi la grande sfida del giornalismo. Ok, ma a chi serve? dovrebbe essere la domanda guida che dà un senso al nostro lavoro. E con Paludi ci stiamo davvero provando.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il supporto di due persone. La prima è il nostro coach del programma IPI Khalil A. Cassimally, che ci ha accompagnato nel ripensare il rapporto tra giornalismo e comunità, come ha raccontato anche qui.

La seconda persona è l'esperto di engagement e giornalismo partecipativo Mattia Peretti, che abbiamo potuto coinvolgere in FACTA proprio grazie al supporto di IPI. Mattia è autore di una bellissima newsletter settimanale, News Alchemists, che aiuta a riflettere sul ruolo del giornalismo a partire dai bisogni delle persone (qui un numero della newsletter che parla anche del lavoro fatto insieme). La sua visione e il continuo e proficuo confronto con lui ci hanno permesso di dare a Paludi senso profondo e visione futura.

Da Londra, dove vive e lavora, oggi Mattia è arrivato a Bologna, e ci siamo incontratə finalmente per la prima volta di persona da quando lavoriamo insieme. Un bellissimo modo per chiudere l'avventura del New Media Incubator di IPI, e ragionare sui prossimi passi.

Mattia (a sinistra), Giulia (in centro) e Marco (a destra)

Grazie per aver letto fin qui. Se vuoi mandarci un commento, hai notato un’imprecisione, vuoi suggerirci la tua palude del cuore, o anche solo vuoi entrare in contatto, scrivici rispondendo a questa mail: ne saremo contentə!

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Alla prossima palude!

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