🌱 #26 Paludi arriva a Roma: la prima proiezione del nostro documentario al Fontanone del Gianicolo
Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.
Io sono Giulia Bonelli, co-fondatrice di FACTA, e aspettavo di poter scrivere questo numero da un po’. Ora finalmente posso dirvelo: Paludi arriva a Roma!
Se siete in città, vi aspettiamo giovedì 17 settembre alle 21 al Fontanone del Gianicolo, dove proietteremo il documentario Paludi di Sara Manisera nell’ambito di Eventi a Fontana, rassegna culturale organizzata dall'associazione Il Posto delle Fragole, con il patrocinio del Municipio I e la direzione artistica di Gabriele Manili. L’ingresso è gratuito: venite a trovarci, ci farà davvero piacere vedervi lì.
Per noi è un momento speciale. Anche perché, se siamo arrivatə fin qui, è soprattutto grazie a questa community: siete statə voi, nei mesi scorsi, a suggerirci spazi dove portare Paludi. Tra le tante proposte, è arrivata anche quella di Caterina Brazzi Castracane, storica e guida turistica, che fa parte della community di Paludi e ci ha parlato di questo spazio culturale e del suo ricco programma, a cui lei stessa collabora.
Ecco perché, secondo Caterina, il Fontanone del Gianicolo era così adatto anche alla prima di Paludi.
È un giardino all’aperto, dentro una delle fontane più belle e prestigiose della Roma barocca, già set del film "La grande bellezza". Mi piaceva l’idea di portare i temi di Paludi in un luogo dove l’acqua è protagonista, in tutte le sue forme, e che allo stesso tempo fa parte dell’immaginario collettivo contemporaneo.
Caterina Brazzi Castracane
Dopo la proiezione, Caterina ed io cureremo un dialogo a partire dalle paludi raccontate nel documentario e da quelle che possiamo incontrare anche vicino a casa. Un’occasione per parlare un po’ meglio di questa natura bistrattata e preziosa, delle persone che la abitano e del rapporto, non sempre semplice, tra comunità e ambiente.
E visto che la regista del documentario non potrà essere con noi a Roma, per questo numero della newsletter le abbiamo chiesto di raccontarci com’è stato per lei girare Paludi. Prima di andare al Fontanone, quindi, andiamo un po’ insieme dietro le quinte del documentario.
Buona lettura!
Giulia

Sara Manisera: dare soggettività alla palude
Quando abbiamo iniziato a lavorare al documentario Paludi, una produzione FACTA e FADA Collective nell’ambito del progetto Unwetlands, volevamo trovare il modo di raccontare questi luoghi senza trasformarli in un semplice sfondo. Sara Manisera, che ha scritto e diretto il film, se lo chiedeva così: «come dare soggettività alla palude?»
La domanda, che nasce anche dal suo lavoro precedente sulle paludi mesopotamiche in Iraq, attraversa tutto il documentario. La palude è un ambiente sospeso tra acqua e terra, spesso a metà tra naturale e artificiale, difficile da abitare, ma proprio per questo utile per osservare la relazione tra esseri umani e ambiente.

«Mi interessava capire questa dimensione trans-umana: quella in cui si sta a metà tra acqua e terra, dove la nostra specie si è evoluta, si è adattata e ha convissuto in maniera anche simbiotica con l’ambiente», racconta Sara.
Da qui la scelta dei protagonisti del documentario. Persone diverse per storia e formazione, ma accomunate dalla capacità di vedere la palude come qualcosa che non è separato da noi.
Nella laguna di Venezia, dove siamo già entratə con la nostra Elisabetta Tola nei numeri 22 e 25 di Paludi, Sara ha incontrato due persone che vivono questo ambiente da prospettive molto diverse. Loredana Simonetto, agricoltrice, le ha mostrato soprattutto il limite: «mi ha fatto capire che in laguna non si può controllare tutto, perché bisogna fare i conti con maree, luna, pioggia, acqua e vento». Alessandro Sartori, guida ambientale, le ha invece parlato della difficoltà di tenere insieme le tante esigenze della laguna, quelle economiche e sociali ma anche quelle idrauliche, biologiche e naturali. E, tra tutta queste esigenze, sembra «mancare la regia».

A Castel Volturno, in Campania, i “personaggi” scelti da Sara sono Vincenzo Viglione, fotografo naturalista e delegato del WWF Caserta, e Lara Corace, dell’Associazione Le Sentinelle. Di Lara l’ha colpita soprattutto «la capacità di tenere insieme tutti i pezzi» e la sua grande sensibilità nel lavorare con le nuove generazioni, in un territorio segnato da «numerosissime contraddizioni e fratture ecologiche».
Le stesse contraddizioni che Vincenzo invece vorrebbe superare, cambiando la narrazione di un territorio spesso raccontato solo attraverso il degrado: «Mi ha mostrato che Castel Volturno è anche tanto altro: ho voluto trasformare questo messaggio in un invito a tornare ad amare il luogo il cui abitiamo, perché se ce ne re-innamoriamo allora riusciamo a prendercene cura», racconta Sara.

E allora, che cosa lega Venezia e Castel Volturno? «È il paesaggio. È la palude stessa il filo conduttore, che attraverso il confine tra terra e acqua mostra quelle che ho chiamato “le piccole cose del mondo”. Le piante che resistono alla salinità, gli animali nei canneti, il fango che trattiene e abbraccia ciò che vive nella palude», racconta Sara.
Per far emergere queste presenze, Sara e la direttrice della fotografia Cecilia Fasciani hanno lavorato su inquadrature molto strette, capaci di portare in primo piano tutti quei dettagli che «contribuiscono a dare soggettività alla palude».
Accanto ai dettagli, la telecamera si apre poi al respiro dei grandi paesaggi: le riprese con il drone mostrano l’estensione dei territori e restituiscono quello che Sara definisce «il respiro delle paludi». Ma senza romanticizzarle: nel lavoro di Sara e Cecilia restano visibili anche le fratture del paesaggio, dalla plastica a due passi dall’oasi alle costruzioni lungo l’arenile.

Ma il paesaggio del documentario non passa solo attraverso le immagini. Passa anche attraverso le parole, e in particolare quelle delle poesie di Alfonso Caprio. Sara lo ha conosciuto a Castel Volturno: un intellettuale, ex professore, «innamoratissimo del suo territorio, che non ha mai voluto andarsene». Durante una passeggiata le ha raccontato la storia del luogo e le ha detto di avere scritto delle poesie sulla palude.
Il mare,
le onde,
il vento
il soffio
sono i padroni
di questo mio mondo.
Alfonso Caprio, Variconi (Poesie palustri)
E così, le Poesie palustri di Alfonso Caprio sono entrate nel documentario raccontando qualcosa di essenziale: la ciclicità e la stagionalità del paesaggio. E forse è anche questo che rende così importante andare nei luoghi. «Forse quelle poesie non le avrei mai trovate se non avessi conosciuto questi luoghi attraverso le persone che li abitano e li amano. E questo vale anche per capire le paludi e per raccontarle: bisogna prima di tutto starci dentro, entrarci in punta di piedi, ascoltare le persone e lasciare che siano loro, e il luogo stesso, ad aprire qualche porta».
Backstage: Riprese per il documentario Paludi. Video: FADA Collective
Paludi
Un documentario scritto e diretto da Sara Manisera
Fotografia: Cecilia Fasciani
Montaggio: Mattia Biancucci
Colorist: Adriano Cucchiarini
Grafiche e animazioni: Ludovica Mantovan
Una produzione FACTA
Per FACTA: Giulia Bonelli, Elisabetta Tola
In collaborazione con FADA Collective
Parte del progetto Unwetlands, supportato da Journalism Science Allience
Un giardino, una fontana e uno spazio per la cultura
Gabriele Manili è attore, autore e artista a tutto tondo. Nel 2012 ha fondato Il Posto delle Fragole, un’associazione teatrale che usa il teatro come strumento per raccontare e mettere in relazione linguaggi diversi. Oggi è anche il direttore artistico di Eventi a Fontana, la rassegna che ogni estate apre al pubblico i Giardini dell’Acqua Paola, sopra il Fontanone del Gianicolo, e che ospiterà anche la prima proiezione di Paludi.
La rassegna è arrivata quest’anno alla sua quinta edizione e nasce da un’idea semplice quanto potente: animare culturalmente uno spazio che normalmente è chiuso al pubblico. Per un mese, i Giardini dell’Acqua Paola si aprono così a teatro, musica, scienza, conferenze, laboratori, bookcrossing e incontri.

È un principio che attraversa tutto il lavoro dell’associazione. Il Posto delle Fragole è un’associazione teatrale, ma il teatro per Gabriele è soprattutto un modo di raccontare. «Siamo dei creativi, degli attori, degli artisti. E ci piace contaminare i saperi e offrire cultura a 360 gradi: così al Fontanone possono convivere letture di Shakespeare e incontri scientifici, serate di pizzica e flamenco e laboratori di scrittura, conferenze artistiche, spettacoli e attività naturalistiche», ci racconta Gabriele.
E poi c’è l’idea di rendere questo spazio accessibile. «Il 70% delle attività della rassegna è gratuito, mentre per le altre il biglietto serve soprattutto a sostenere le spese ed è mantenuto a prezzi molto bassi. Durante la rassegna, il giardino, normalmente chiuso al pubblico, diventa un luogo da attraversare e abitare».
Quest’anno Eventi a Fontana resterà aperta fino al 29 settembre. E il 17 settembre, alle 21, ci saremo anche noi, con Paludi. Ci sembra proprio il posto giusto per portare il nostro documentario: in un giardino nato intorno all’acqua, un luogo solitamente chiuso che si apre alle persone, alle storie e alla cultura.
Ci vediamo al Fontanone?


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