🌱 #17 In Catalogna, tra il mare e le paludi

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🌱 #17 In Catalogna, tra il mare e le paludi

Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.

Io sono Elisabetta Tola, giornalista e co-fondatrice di FACTA. Io e Giulia Bonelli siamo appena rientrate da El Masnou, una località di mare a circa 20 km da Barcellona, dove abbiamo partecipato alla seconda edizione di LASAL, Festival Mediterrani de Periodisme i Fotografia. O, meglio ancora, come dicono i colleghi che l’hanno organizzato, i fotoreporter del collettivo RUIDO Photo, una delle anime dietro questo festival molto speciale, LASAL è nei fatti un evento di “Periodisme amb el mar”. 

Io e Giulia abbiamo contribuito a un side event del festival, il LASAL Waves: Climate Journalism Exchange, con un intervento in cui abbiamo parlato delle nostre inchieste su saline e zone umide con l’uso di immagini e dati satellitari. Storie su cui torneremo presto perché siamo vicine alla pubblicazione. Quindi su questo, stay tuned!

Io poi ho anche tenuto, insieme a Federico Acosta Rainis, il data editor del Pulitzer Center, un workshop su come scrivere al meglio una grant per finanziare un progetto giornalistico. In spagnolo il titolo è molto divertente, Pasta para periodistas, una proposta che arriva dritta dritta dall’inventiva e dalla tenacia organizzativa della nostra collega di cui avete già letto nel numero scorso, Mikala Rasmussen.

LASAL, che quest’anno ha visto anche una significativa partecipazione internazionale, con colleghe e colleghi palestinesi, giordane, indiane, egiziani, salvadoregni, argentini, oltre che europei di varie provenienze, si svolge tutto tra tre location molto vicine: il cinema Calandria, il bar Calandria che ha un bel giardino dove sono state fatte diverse presentazioni di libri, e la spiaggia. Proprio in spiaggia c’è stata la proiezione su uno schermo gonfiabile (giuro, non ne avevo ancora mai visto uno) dei progetti di fotogiornalismo finanziati dalla Carles Costa Scholarship for Photojournalism Students. Lavori davvero notevoli, che ci hanno portato nei territori della violenza di genere, in storie di devastazione ambientale e umana, in un viaggio nella memoria della guerra di Jugoslavia, e così via. Devo dire che vedere le foto e ascoltare le voci di chi le ha scattate, stando seduti in riva al mare, è stata un’esperienza sensoriale assai peculiare.

Io e Giulia sulla spiaggia di Ocata, a El Masnou, poco prima delle proiezioni dei progetti fotografici, venerdì 12 giugno.

El Masnou si trova sulla Costa del Maresme, abbastanza vicino a Barcellona da essere considerata spiaggia ‘di famiglia’. Basta andare un po’ più in là verso oriente, però, e si arriva alla famosa Costa Brava, una delle zone turistiche più frequentate e amate della Spagna. 

In un vecchio articolo sul giornale online Public, la collega Maria Rubio raccontava la distruzione di una parte importante delle zone umide catalane che una volta punteggiavano la costa, durante il periodo di sviluppo agricolo, industriale e turistico di questa zona. Un tecnico da lei intervistato le chiede: “Ti immagini una regione che si chiama Bosco e non ha un solo albero? Ecco, noi ne abbiamo una che si chiama Maresme e non ha nemmeno una palude.” In effetti, qui la costa è tutta costruita e di zone umide sulla costa del Maresme non ce ne sono più. 

Ma qui vicino, nella zona dell’Empordà, una cinquantina di anni fa c’è stata una rivolta popolare in difesa di una zona umida spettacolare, le Aiguamolls de l'Empordà

Le rivolte popolari in difesa delle zone umide non sono una novità: ce n’è stata una molto ferocemente repressa a fine ‘800 sul Delta del Po, quando è stata avviata la bonifica. E ce n’è una in corso in Albania, in queste settimane, rinominata Rivoluzione dei fenicotteri, con migliaia di cittadini che protestano contro il progetto di costruzione di resort turistici nell’area protetta di Pishë Poro-Nartë a Zvërnec, nel comune di Valona. 

Torneremo su entrambe, ma per ora rimaniamo in Catalogna, negli anni ‘70.

Buona lettura!
Eli

Un movimento non violento ma determinato in difesa della palude

Ormai l’avrete capito, abbiamo una passione per le comunità locali attive e resistenti. E la storia della mobilitazione in difesa della grande zona umida di Aiguamolls de l'Empordà è davvero quella di una comunità particolarmente tenace.

Un ruolo chiave in questa storia l’ha avuto il naturalista e ornitologo catalano Jordi Sargatal i Vicens, nativo della zona, che si è appassionato delle Aiguamolls fin da inizio anni ‘70 e poi ha dato vita, assieme a molte compagne e compagni, alla Campagna di Difesa delle Aiguamolls iniziata nel 1976. 

Parco naturale Aiguamolls de l'Empordà. Photo by Mikipons, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Seguono anni di vere e proprie battaglie contro un progetto che prevedeva il prosciugamento della zona e lo sviluppo (ancora una volta) di un gigantesco complesso turistico e di una marina con canali navigabili. Nel giro di pochi anni nasce il GDAE, il Grup de Defensa dels Aiguamolls Empordanesos, che organizza incontri pubblici, picchetti e azioni di resistenza pacifica contro le ruspe pronte ad agire, manifestazioni, spiegazioni e produce documenti. Sono gli ultimi anni del franchismo, il clima sta cambiando anche in Spagna. Il gruppo è originale nelle sue iniziative e, addirittura, trova supporto internazionale portando il caso in un congresso scientifico in Belgio, sulle zone umide. La comunità scientifica contribuisce a smontare la tesi secondo cui le paludi sono ancora considerate zone insalubri. 

Insomma, la campagna non si arrende di fronte a nulla. E alla fine vince, nel 1983, quando finalmente il Parlamento catalano approva una legge che istituisce il Parco Naturale, di cui Sargatal sarà direttore.

Jordi Sargatal ha raccolto moltissimi documenti in un bellissimo archivio online facilmente consultabile, con foto e racconti. Vi consiglio di tuffarvici!

Occupazione delle Aiguesmolls de l’Empordà, Archivio Sargatal.

Vuoi suggerirci anche tu una palude da raccontare? Rispondi direttamente a questa mail: non vediamo l’ora di entrare in contatto!

Poesia (e musica) resistente

Le storie di resistenza non avrebbero lo stesso impatto senza un supporto narrativo efficace. Le rivolte degli anni ‘70 per le Aiguamolls de l’Empordà hanno potuto contare sulla scrittura raffinata della poetessa catalana Maria Àngels Anglada. 

Io sono Andrea Pracucci e questa è la sezione di FACTA dedicata a paludi e cultura: procediamo.

Maria Àngels Anglada è stata una scrittrice e poetessa catalana. Ha vissuto a lungo a Figueres, in Catalogna, fino alla sua morte, nel 1999. Era nata a Vic nel 1930 e aveva studiato filologia classica all’Università di Barcellona. Tutte le sue opere sono state realizzate in catalano - alcuni suoi libri sono stati tradotti anche in Italia (tra questi c’è “Il violino di Auschwitz”, tradotto da Rizzoli nel 2009).

Jordi Sargatal, ornitologo e naturalista catalano che prese parte alle manifestazioni in difesa delle Aiguamolls de l’Empordà, ha ricordato il contributo di Anglada alla causa ambientalista in un articolo uscito su Revista de Girona nel 2014:

«Quando, nel dicembre 1977, iniziammo la campagna di difesa delle zone umide, ottenemmo subito il sostegno della nostra cara poetessa M. Àngels Anglada, con una poesia preziosa che ci fece arrivare di sorpresa».

La poesia s’intitola "Els Aiguamolls" e rappresenta una veemente protesta contro il progetto di distruzione dell’area naturale, che Anglada racconta come luogo di “verdi nascondigli” e “acqua che dà nutrimento”. 

Quelli che la compongono sono versi resistenti, che si concludono con un monito accompagnato da un senso di premonizione: dopo che «l’ultimo uccello sarà morto» comincerà l’agonia di chi ha causato questa distruzione, scrive l’autrice.

Le parole di questa poesia sono così affilate da essere scritte dai manifestanti in difesa dell’Aiguamolls de l’Empordà su un muro della città di Figueres, nel periodo delle proteste (Fonte: Mapa Literari Català).

Dopo l’istituzione del Parco Naturale Aigüamolls de l'Empordà, e la vittoria delle istanze ecologiste, Anglada scrisse “Aiguamolls 1985”, un aggiornamento festante delle scure premonizioni contenute nella poesia precedente.

«Muri di cemento e ferro si sono ritirati», scrive, e così è stato possibile fermare la devastazione, dopo «un lungo combattimento».

“Els Aiguamolls” ha anche ispirato il cantautore catalano Josep Tero, che nel 1990 ha pubblicato la canzone “Aiguamolls” nel suo album “Raval”, musicando il testo della poesia. La canzone è contenuta anche nell’album “Et deixaré la veu”, integralmente dedicato all’opera di Maria Àngels Anglada.


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