🌱 #21 Paludi diventa un documentario: aiutaci a portarlo in giro

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🌱 #21 Paludi diventa un documentario: aiutaci a portarlo in giro
Riprese nella laguna di Venezia. Foto: FADA Collective

Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.

Io sono Giulia Bonelli, giornalista e co-fondatrice di FACTA, e oggi ti scrivo per chiederti una mano su un progetto che ci sta davvero molto a cuore.

Abbiamo bisogno del tuo aiuto per portare in giro un documentario.

Si chiama (indovina un po’?) Paludi, ed è un documentario scritto e diretto da Sara Manisera, giornalista, autrice e regista che da anni racconta conflitti ambientali, migrazioni e territori dimenticati tra Medio Oriente, Nord Africa e Italia. Sara è anche co-fondatrice di FADA Collective, un collettivo indipendente di giornalistə che unisce un rigoroso lavoro di inchiesta a una capillare attività di coinvolgimento delle comunità locali. 

Questo approccio risuona molto anche con noi di FACTA, e per questo abbiamo unito le forze nell’ambito del progetto Unwetlands, sostenuto dalla Journalism Science Alliance, che ci ha viste collaborare con il Theoretical and Scientific Data Science Group della SISSA di Trieste guidato da Roberto Trotta per studiare le zone umide italiane attraverso i dati satellitari. E, appunto, con FADA Collective per raccontare le persone che questi luoghi li abitano, li proteggono, li amano.

Presto vi diremo di più anche di tutto il progetto, a partire dai risultati della nostra collaborazione con i ricercatori della SISSA. Ma intanto, in questo luglio bollente che tocca picchi di temperature estreme in diverse parti d’Europa, il documentario Paludi (co-produzione FACTA-FADA proprio nell’ambito del progetto Unwetlands) ha finalmente visto la luce dopo diversi mesi di lavoro. 

E adesso abbiamo bisogno di te.

Conosci festival, associazioni, università, biblioteche, circoli o spazi culturali che potrebbero ospitare una proiezione? Rispondi a questa mail: chi ci invierà un suggerimento riceverà il documentario Paludi in anteprima.

Ci piacerebbe organizzare una serie di proiezioni dal basso, magari vicino a qualche zona umida in collaborazione con associazioni, gruppi, movimenti locali.

Se sei curiosə, ti proponiamo intanto un primo assaggio dei contenuti del documentario. Perché, in fondo, il documentario Paludi nasce dalla stessa intuizione che guida questa newsletter fin dal primo numero: le zone umide sono, prima di tutto, una storia di persone.

Buona lettura!

Giulia

Laguna di Venezia. Foto: FADA Collective

Paludi. Un documentario

"Ci sono persone che vengono qua e guardandosi intorno dicono: 'Ma non c'è niente'. Perché non vedono niente di quello che vorrebbero vedere. Invece quando vengo qui io trovo il mio tutto. C'è quella pace, quel silenzio, quell'armonia che, nonostante tutto, la natura riesce a mantenere."
Lara Corace, Associazione Le Sentinelle, Castel Volturno

Per girare Paludi, la regista Sara Manisera e la direttrice della fotografia Cecilia Fasciani hanno attraversato due zone umide agli estremi opposti d’Italia: la laguna di Venezia e l’Oasi dei Variconi di Castel Volturno, in Campania.

Mentre lavoravamo al progetto Unwetlands, abbiamo scelto queste due aree per motivi molto diversi. La laguna di Venezia è probabilmente una delle zone umide più conosciute del Paese, un luogo in cui l’equilibrio tra attività umane e natura viene negoziato da secoli. Castel Volturno, al contrario, è uno di quei territori che finiscono sui giornali quasi sempre per racconti stereotipati legati a criminalità organizzata, inquinamento e degrado ambientale. Eppure ospita uno degli ecosistemi più ricchi e sorprendenti del Mediterraneo, tra dune, canali e lagune costiere.

Riprese per il documentario Paludi a Castel Volturno. Foto: FADA Collective

In entrambi i casi, ci siamo chiestə la stessa cosa: chi sono le persone che hanno deciso di dedicare una parte importante della propria vita a questi luoghi? Che cosa le spinge a fare quello che fanno per proteggere le “loro” paludi?

E così, Sara e Cecilia hanno attraversato le barene venete all'alba, aspettato gli uccelli migratori con il teleobiettivo puntato verso il cielo, percorso sentieri tra acqua e campi coltivati, accompagnato visite naturalistiche con bambini pieni di curiosità e raccolto storie di un rapporto con la natura fatto di cura, pazienza e, a volte, ostinazione.

Ad accompagnarci nella laguna di Venezia con la sua barca c’è Alessandro Sartori, guida ambientale, che lavora ogni giorno per sensibilizzare residenti e visitatori alla scoperta di un ecosistema tanto fragile quanto complesso. “Vivere la laguna vuol dire anche arrabbiarsi spesso”, racconta. “Il problema principale è che all'interno della laguna esistono tante cose: una città come Venezia, un polo industriale come Porto Marghera, un porto, un aeroporto che è all'interno del perimetro della laguna di Venezia. Per cui esistono svariate attività umane, spesso non coordinate tra loro, che comunque impattano l'ambiente. Bisognerebbe riuscire a fare una sintesi delle esigenze economiche e sociali e provare a coniugarle con quelle che invece sono le esigenze idrauliche, biologiche, naturali della laguna.”

Riprese per il documentario Paludi nella laguna di Venezia. Foto: FADA Collective

E poi c’è Loredana Simonetto, agricoltrice, che continua a lavorare una terra sospesa tra acqua dolce e salata, seguendo una stagionalità che la laguna continua a imporre anche oggi. “Questi territori non sono affatto malsani, anzi, secondo me sono curativi. Il problema è che bisogna ascoltare. Dipende molto da noi, da come vogliamo inserirci in questi ambienti”.

Attraversando la penisola verso sud arriviamo a Castel Volturno, in Campania, dove incontriamo Vincenzo Viglione. Fotografo naturalista e delegato del WWF Caserta, da anni prova a raccontare un'altra faccia di questa zona umida così complessa. “È un territorio che non merita di essere raccontato solo dal punto di vista del degrado, perché ha delle ricchezze e potenzialità enormi. E bisogna portarle fuori, bisogna farle conoscere, bisogna raccontarle, bisogna condividerle con i cittadini di questo posto affinché tutti quanti possano riappropriarsene e farlo diventare finalmente bene comune.”

Oasi dei Variconi a Castel Volturno. Foto: FADA Collective

E poi c'è Lara Corace, che insieme all'associazione Le Sentinelle porta bambine e bambini all’oasi naturalistica dei Variconi per insegnare loro a riconoscere le tracce degli animali, osservare gli uccelli e abitare questi spazi con uno sguardo diverso. “È un territorio che ha subito tanti sfregi, tanti graffi. E noi siamo ottimisticamente disperati. Perché ci crediamo, davvero, ce l'abbiamo in cuore. Non ci prende l'avvilimento, non ci prende lo scoramento, non ci prende neanche la rabbia. Abbiamo sposato un po' quella politica della foresta silenziosa che cresce”.

Attraverso le storie di Lara, Vincenzo, Loredana e Alessandro scopriamo ciò che hanno in comune queste persone, e chi come loro abita le zone umide d’Italia: hanno scelto di restare. O, forse, di tornare. E di continuare a prendersi cura di luoghi che per molti restano invisibili.

In fondo, è una storia che conosciamo bene. È la storia che proviamo a raccontare, anche grazie al tuo aiuto, in questa newsletter.

E speriamo che presto possa diventare anche una storia da vedere insieme, da qualche parte in Italia, grazie ai suggerimenti di questa bellissima comunità che continua a crescere attorno alle nostre amate paludi.

CREDITS

Paludi
Un documentario scritto e diretto da Sara Manisera
Fotografia: Cecilia Fasciani
Montaggio: Mattia Biancucci
Colorist: Adriano Cucchiarini
Grafiche e animazioni: Ludovica Mantovan
Una produzione FACTA
Per FACTA: Giulia Bonelli, Elisabetta Tola
In collaborazione con FADA Collective
Parte del progetto Unwetlands, supportato da Journalism Science Allience

Sara e Cecilia durante le riprese per il documentario Paludi. Foto: FADA Collective

Poesie palustri

Chiudiamo questo numero tornando a Castel Volturno, una delle zone umide protagoniste del documentario Paludi. Tra le tante cose che Sara e Cecilia hanno raccolto durante il lavoro sul campo, ci sono anche versi e parole che raccontano questi luoghi da prospettive diverse.

Alfonso Caprio, scrittore, poeta e profondo conoscitore di Castel Volturno, ha dedicato un'intera raccolta ai Variconi: Poesie palustri.

Te ne lasciamo una.

E in questo pantano
sempre più zolle di terra
vengono capovolte al sole
a seccare le radici dell'anima
che nello stupore immobile
sta a guardare sgomenta.
Alfonso Caprio, Variconi (Poesie palustri)

Se vuoi organizzare una proiezione, scrivici!


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