🌱 #31 Le paludi dell’anima
Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sui luoghi più bistrattati, preziosi e nascosti.
Io sono Giulia Bonelli, giornalista e co-fondatrice di FACTA, e c’è una frase che mi gira in testa mentre inizio a scrivere il numero di oggi.
Per combattere l’estrattivismo emotivo del nostro tempo dobbiamo tornare alla bellezza dell’incontro, innamorarci di nuovo dei nostri territori.
Eleonora Satta, agricoltrice
Insieme a Ivan Parisi, Eleonora Satta ha dato vita all’azienda agricola Janas, a Porano, nelle campagne dell’Umbria. Un posto che sembra incantato, proprio come il nome che porta (in Sardegna, terra d’origine di Eleonora, le janas sono figure mitologiche fatate). Qui c’è il tentativo di mettere in campo un modello alternativo e sostenibile, spesso non sostenuto dalle politiche agricole - come abbiamo raccontato nell’inchiesta Non è un’agricoltura per piccoli, nell’ambito del progetto di giornalismo partecipativo Senza Segnale.
In queste campagne siamo tornatə sabato 10 ottobre per Tessere Campi, evento organizzato da FACTA e IrpiMedia con l’Ecomuseo del Paesaggio orvietano, hallowasabi studio tessile, Campi Aperti e Janas stessa. Abbiamo parlato di come provare a fare rete tra piccole realtà indipendenti e costruire ponti tra giornalismo, arte e agricoltura, intrecciando competenze ed esercitando come prima cosa l’ascolto. Anche e soprattutto attraverso quella “bellezza dell’incontro” di cui parlava Eleonora.
Tornando dall’Umbria pensavo a Paludi, alla comunità di persone così diverse che si è riunita intorno a questa newsletter - che, l’abbiamo detto tante volte, non vuole essere soltanto una newsletter. Ma, appunto, un luogo d’incontro, uno spazio condiviso. E fortemente interdisciplinare: ce lo dimostrate ogni giorno voi che ci scrivete.
Ecco dunque che oggi, dai campi agricoli, passiamo a quelli della mente: con una frase che ci arriva proprio da una persona iscritta a Paludi.
Crescere significa anche attraversare zone buie, che nessun adulto può bonificare al posto di chi le vive.
Cecilia Ferrari, "Io ti aspetto qui", Bompiani (2026)
Con Cecilia ci addentriamo dunque nelle paludi dell’anima, utilizzando le nostre zone umide come spioncino per parlare di psicoanalisi. Un tema di cui non ci siamo occupatə direttamente come FACTA (non ancora!) ma che sta a cuore a moltə di noi: neanche a farlo apposta, proprio ieri il nostro Marco Boscolo è stato ospite a un convegno organizzato da una scuola di psicoterapia di Napoli - se siete curiosə, trovate qualche dettaglio più avanti.
Per ora passiamo al nostro dialogo con Cecilia Ferrari, psicologa e psicoterapeuta specializzata in adolescenti, che ci mostra quanto sia inaspettato ciò che può emergere da una palude.
Buona lettura!
Giulia

In viaggio attraverso le paludi dell'anima
«Ci sono luoghi di cui abbiamo imparato a diffidare prima ancora di conoscerli. Eppure, grazie a Paludi, ho scoperto quanto alcuni di questi luoghi siano ecosistemi preziosi: luoghi di passaggio e di trasformazione, certamente non privi di vita. E mi ha molto colpito la risonanza che ho sentito rispetto al mio lavoro e alla vita psichica di ciascuno di noi. Ci sono infatti stagioni psichiche che assomigliano molto alle paludi».
Quando ho letto la mail di Cecilia Ferrari e sono arrivata a questo punto, ho subito sentito il desiderio di portare le paludi dell’anima dentro alle nostre paludi. Ricordo ancora la riunione di redazione di FACTA in cui l’ho proposto: mi aspettavo un’ondata di scetticismo, e invece la reazione è stata positiva al punto da continuare ad approfondire la questione. Nel frattempo Cecilia ha pubblicato un libro, che contiene la frase che avete letto in apertura (perché le paludi sono ovunque!) ed ecco che è arrivato il momento giusto per parlarne.
Ci sentiamo tra una sua seduta e l’altra, «oggi ne ho nove», mi dice per giustificare il poco tempo che ha a disposizione. Ma è un tempo che basta: entriamo subito nel vivo della metafora della palude come “stagione psichica”.
«La depressione rispecchia bene alcuni aspetti di questi luoghi così apparentemente angoscianti eppure spesso altrettanto necessari», dice Cecilia. «Quando sperimentiamo vissuti depressivi, non sappiamo più dove mettere i piedi: ciò che prima funzionava non funziona più, l’energia si ritira, il desiderio sembra spegnersi, le cose perdono più o meno temporaneamente il loro colore. Capita spesso che i miei pazienti, o i loro genitori, utilizzino la metafora della palude come sinonimo di stallo e di impotenza».

Cecilia Ferrari è specializzata in psicoterapia psicoanalitica dell’adolescente e del giovane adulto. Diplomata in pianoforte e in terapeutica musicale, collabora con la Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell’Ospedale Niguarda di Milano e svolge attività privata e nel privato sociale con adolescenti e giovani adulti. A settembre è uscito il suo ultimo libro Io ti aspetto qui, edito da Bompiani, che racconta la genitorialità intorno al complesso mondo dell’adolescenza a partire dalla sua esperienza clinica e personale.
«Le paludi dell’anima in cui spesso si perdono gli adolescenti possono fare molta paura», racconta. «L’urgenza di uscirne è sempre forte, anche in chi sta intorno alla persona sofferente. La nostra cultura ha una certa difficoltà a tollerare l’angoscia, ciò che non produce, non accelera, non risolve. Anche il dolore deve avere rapidamente un significato, possibilmente una risoluzione. Sappiamo, però, che la vita psichica non procede sempre per linea retta. La psicoanalisi ci ha insegnato, in modi diversi, a guardare con maggiore rispetto anche ciò che accade quando l'Io perde temporaneamente la propria abituale capacità di controllo».
Cecilia riconosce in questa difficoltà a tollerare l’incertezza un tema che attraversa anche il pensiero psicoanalitico. Freud, riflettendo sul lutto e la melanconia, ha mostrato come elaborare una perdita richieda tempo: non si può cancellare ciò che è stato, ma bisogna trovare un modo per trasformare il rapporto con ciò che non c’è più. Winnicott, da parte sua, ha dato valore a quello spazio intermedio in cui non tutto è ancora definito, ma qualcosa può cominciare a prendere forma attraverso il gioco e la creatività. È proprio in questa zona di passaggio, in cui le vecchie certezze non bastano più e le nuove non sono ancora emerse, che può aprirsi la possibilità di un cambiamento.
Questo non significa sottovalutare la sofferenza. «La depressione è una condizione dolorosa e talvolta rischiosa, che richiede cura e presenza e, in determinate situazioni, anche interventi terapeutici e farmacologici. Possiamo però provare a non considerare ogni forma di buio psichico come un nemico da eliminare il più rapidamente possibile», racconta Cecilia. È qui che subentra la necessità di stare accanto a chi soffre senza cercare subito una soluzione. Vale nel mondo della psicoterapia, ma anche in quello della genitorialità.

Nel suo libro Io ti aspetto qui, Cecilia racconta la possibilità di essere presenti per i figli senza cercare di risolvere ogni cosa al posto loro. «Aspettare qui significa far sapere a un figlio che, se si volta, mi troverà lì, attenta a quello che gli succede. Ma senza raggiungerlo sempre nella sua difficoltà, perché così rischierei di togliergli lo spazio per attraversarla». È una presenza che richiede di tollerare anche la propria impotenza, senza confonderla con l’assenza.
Nel libro c’è per esempio il racconto di un padre che, di fronte alla sofferenza del figlio, sceglie di sedersi fuori dalla porta chiusa della sua stanza. Non cerca di convincerlo a uscire né gli offre una soluzione: resta lì, vicino a lui. È un gesto semplice, che comunica al ragazzo di non essere solo, senza pretendere di cancellare quello che sta vivendo. “Scendere” nella sua palude dell’anima senza invadenza, in un processo che può essere trasformativo.
È anche uno dei temi che attraversano il libro, così come il lavoro di Cecilia Ferrari. E proprio di questo parleremo ancora dal vivo: il 19 ottobre saremo insieme a Roma per presentare Io ti aspetto qui e continuare la conversazione su paludi interiori, adolescenza e relazioni. Perché qualche volta, prima di trovare una via d’uscita, abbiamo semplicemente bisogno di sapere che qualcuno è lì, accanto a noi. Se siete a Roma, venite a trovarci! E se vi va fatecelo sapere rispondendo a questa mail.

FACTA Lab: ultimo giorno per candidarsi!
Oggi è l’ultimo giorno per candidarsi a FACTA Lab: Environment Uncovered, il nostro percorso gratuito di formazione sul giornalismo investigativo ambientale supportato da Journalismfund Europe, che in questa prima edizione selezionerà 10 partecipanti. Tra loro, 2 riceveranno una fellowship da 1.000 euro ciascuna al termine del training. Se avete un’idea di inchiesta e volete svilupparla insieme a persone con competenze diverse, tra giornalismo, ricerca e società civile, qui trovate il form per candidarvi. Scadenza 15 ottobre a mezzanotte. Passate parola!
FACTA in giro
In questi giorni siamo particolarmente in giro, tra presentazioni, convegni e incontri per parlare di scienza, ambiente e informazione. E in calendario abbiamo anche la seconda e la terza proiezione del documentario Paludi, che si dirige a sud, tra Puglia e Campania. Presto vi racconteremo qualcosa di più!
🧠 14 ottobre, Napoli. Marco Boscolo è stato ospite del convegno La psicoterapia con o contro l’intelligenza artificiale, dedicato alle opportunità e alle sfide dell’IA nella pratica terapeutica.
🌍 15 ottobre, Napoli. Sempre Marco è all’Università Federico II per la conferenza Gender and Minorities in Science Education: Global Perspectives and Local Practices, dove parlerà di colonialismo e scienza.
💧 16 ottobre, ore 19, Lecce. Elisabetta Tola sarà ospite dell’incontro “Guerra e clima: l’ecocidio che distrugge la Terra”, dedicato al legame tra conflitti, crisi climatica e distruzione degli ecosistemi, nell’ambito di Conversazioni sul Futuro.
🎬 18 ottobre, ore 10:45, Lecce. Sempre a Conversazioni sul Futuro, Elisabetta sarà protagonista di “Dove la terra incontra l’acqua”, dedicato a zone umide, biodiversità e adattamento climatico. Se siete da quelle parti, c’è un motivo in più per partecipare: sarà la seconda proiezione del documentario Paludi, dopo la prima al Fontanone del Gianicolo a Roma. Un’occasione per ritrovarci e continuare a parlare di questi ecosistemi preziosi.
📚 19 ottobre, ore 18, Roma. Giulia Bonelli presenterà al Libraccio di via Nazionale 254/255 insieme a Cecilia Ferrari Io ti aspetto qui, il libro dedicato al rapporto tra genitori e figli adolescenti (e alle paludi dell’anima) di cui abbiamo parlato nel numero di oggi di Paludi.
🎬 20 ottobre, ore 18, Maiano di Sessa Aurunca. Alla Cooperativa Al di là dei sogni arriva la terza proiezione di Paludi. Oltre a Giulia di FACTA, saranno presenti per il dibattito la regista Sara Manisera e Vincenzo Viglione, delegato del WWF Caserta, tra i protagonisti del documentario. Di nuovo, se vi trovate da quelle parti, unitevi a noi!

Swan at the tip of the tongue
Chiudiamo con quella che potrebbe essere la colonna sonora del numero di oggi di Paludi. “Asking what is it that you want to come to life?”: a cantarlo è Zach Gill, compositore polistrumentista californiano, nel suo brano Swan at the tip of the tongue. Una domanda che sembra fatta apposta per le nostre paludi dell’anima: che cosa sta cercando di nascere, anche quando tutto sembra fermo? Forse, ogni tanto, vale la pena fermarsi ad ascoltare.
Grazie per aver letto fin qui. Se vuoi mandarci un commento, hai notato un’imprecisione, vuoi suggerirci la tua palude del cuore, o anche solo vuoi entrare in contatto, scrivici rispondendo a questa mail: ne saremo contentə!
Se quello che hai letto ti è piaciuto, inoltra questa mail a chiunque pensi possa essere interessatə.