🌱 #28 Delta del Po: preda e predatore
Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.
Io sono Giulia Bonelli, co-fondatrice di FACTA, e per prima cosa oggi voglio ringraziare le persone che sono state con noi la settimana scorsa per la prima proiezione del documentario Paludi al Gianicolo di Roma. Tutto pieno, e una cornice davvero suggestiva.
Eravamo letteralmente dentro il Fontanone del Gianicolo, nello scrigno del Giardino dell’Acqua Paola (solitamente chiuso al pubblico). Un’esperienza, per noi, davvero magica, quella di poter incontrare parte della community di Paludi circondatə dall’acqua e davanti a un panorama stupendo.


Grazie a Caterina Brazzi Castracane, con cui ho dialogato dopo la proiezione del film, e all'associazione Il Posto delle Fragole, che ha reso possibile la serata- E grazie soprattutto a tuttə voi che avete partecipato.
Ora stiamo già organizzando le prossime proiezioni locali. Ci sono già arrivate molte proposte, e speriamo di riceverne altre!
Vuoi aiutarci a organizzare una proiezione del documentario Paludi? Clicca qui per compilare il form: ci vorranno circa tre minuti, e riceverai il documentario in anteprima.
E dopo l'emozione della prima di Paludi, oggi invece vi scrivo da Gdańsk, in Polonia, dove mi sto preparando all’incontro del network Reference Media Circle, di cui FACTA è parte, e alla prima edizione di Breakwater, conferenza dedicata al giornalismo d’inchiesta in Europa centrale e nei Balcani. È anche co-organizzata dal Direttore di Reference, Peter Matjašič (che ne ha parlato qui). Sono molto curiosa di vedere come andrà: è la prima edizione, quindi presto vi saprò dire di più.
Ma per ora torniamo alle paludi, con un nuovo appuntamento del nostro database collaborativo. Questa settimana Elisabetta Tola ci porta nel Delta del Po, tra acqua, pesca, agricoltura e granchio blu.
Buona lettura!
Giulia

Database: preda e predatore
Nei giorni scorsi, dal 21 al 23 settembre, è arrivata nell’Alto Adriatico una delegazione della commissione per la pesca del Parlamento europeo, guidata dalla francese Isabelle Le Callennec. La commissione ha fatto un vero e proprio tour de force, visitando il mercato ittico di Chioggia, le cooperative della Sacca degli Scardovari, Cesenatico e Goro, per vedere un impianto di lavorazione del granchio blu, e infine Ancona.
La zona interessata, insomma, è quella del delta del Po, forse la più grande riserva nazionale di zone umide. Una zona di altissimo interesse produttivo, con prodotti considerati di pregio come vongole, cozze, ostriche e riso, che però coincide con un bacino estremamente fragile e oggi più che mai esposto alla crisi climatica e alla risalita del cuneo salino.

Io sono Elisabetta Tola, giornalista scientifica, co-fondatrice e direttrice di FACTA. In questo angolo di Paludi stiamo costruendo con voi un database collaborativo dove mettiamo insieme le nostre ricerche con gli studi che ci segnalate voi.
Noi di FACTA ci siamo occupati delle persone e delle comunità che vivono e lavorano nel delta in una puntata della nostra inchiesta Under the surface: Chi ci rimette se non c'è acqua, o se ce n'è troppa?, pubblicata nel luglio di due anni fa. In quell’occasione abbiamo capito anche la difficoltà di tenere insieme le esigenze produttive, e dunque le questioni di sostenibilità economico-sociale, con la protezione ambientale.
Il Parco del delta del Po è un posto unico, gestito da due regioni, include ambienti anche molto diversi, oltre 16 comuni e un totale di 120 mila abitanti. Il suo territorio è anche estremamente prossimo a quattro città di media dimensione, come Rovigo e Venezia, Ferrara e Ravenna. Nel 2015 il delta è stato riconosciuto come Riserva di Biosfera dell’Unesco.

Eppure molti degli abitanti della zona, che hanno accettato e aderito al percorso che ha portato alla costituzione del Parco, lamentano ora la disattenzione delle istituzioni. Nel delta la pesca, ad esempio, dipende direttamente dallo stato delle zone umide. La mitilicoltura e la raccolta delle vongole si fanno nelle sacche e nelle lagune costiere, dove diventa fondamentale l'equilibrio tra acqua dolce e salata, oltre alla qualità dell’acqua in sé.
Negli ultimi anni questa zona ha visto un'invasione di granchio blu dell'Atlantico, considerato una delle 100 peggiori specie invasive al mondo. Il granchio blu danneggia enormemente gli allevamenti di cozze e di vongole, determinando dunque la scomparsa di produzioni locali dalle quali dipende il lavoro e dunque la vita di moltissime persone.
Di fronte a questi e altri elementi di crisi, come l’aumento della salinità e i cicli di siccità drammatica vissuti negli ultimi anni, l’invasione di specie aliene come il granchio blu, i produttori locali sentono l’assenza di piani strategici, di ragionamenti condivisi, di attenzione e di reale comprensione dei problemi.
Nel corso della nostra inchiesta, i risicoltori e i pescatori delle cooperative hanno evidenziato non solo i problemi concreti ma anche, e forse soprattutto, la scarsa attenzione e cura da parte delle istituzioni, soprattutto nazionali, quelle che avrebbero le risorse e gli strumenti per agire. L’assenza di una vera strategia. E forse la loro speranza è che la delegazione in visita in questi giorni possa smuovere un po’ di interesse a livello europeo.

Prima di entrare nel vivo dei numeri, voglio anche segnalarvi una storia. L’ho scoperta grazie alla penna di una collega che scrive su Il Bo Live, il magazine digitale dell’Università di Padova, con cui abbiamo più volte pubblicato in syndication anche noi. Francesca Boccaletto racconta, in un articolo uscito il 12 settembre scorso, di un bellissimo lavoro fotografico, che si intitola Like The Tide (Come la marea), realizzato dalla fotografa Chiara Negrello, dedicato alle pescatrici di vongole del Delta del Po.
Attraverso le immagini, Negrello entra nella vita delle pescatrici che sono riuscite ad affermarsi negli ultimi decenni in un settore storicamente maschile, anche se rimangono spesso escluse dai ruoli decisionali, e documenta il loro lavoro, arrivando proprio all’emergenza granchio blu, esplosa nel 2023.
Ecco due lavori dunque che misurano, con metodi e modalità di osservazione diversi, l’impatto della proliferazione del granchio blu nel delta del Po. Le vongole sono una delle principali specie di allevamento in Italia che copre circa i tre quarti della produzione europea. In generale, il delta del Po produce il 65% di tutta la produzione di vongole ma anche di cozze italiane. Produceva, dovremmo dire. Il primo studio si concentra sulla laguna della costa emiliano-romagnola, mentre il secondo osserva quello che è successo nella parte veneta. Gli andamenti sono leggermente diversi perché diverse sono state le dinamiche di raccolta e vendita. I costi e gli impatti sono invece del tutto coerenti.
🦀 Gaglio M. et al. The costs of an invasion: How the blue crab impaired ecosystem services in the most productive lagoon of northwestern Adriatic. Science of the total environment, 2025. I ricercatori dell’Università di Ferrara analizzano i dati di produzione delle vongole dal 2010 al 2024, mettendoli in relazione sia con i dati ambientali che con la presenza di granchio blu nella Sacca di Goro, in Emilia-Romagna. Nel 2024, il calo quasi del 72% rispetto alla media. Ma calano anche altre specie, soprattutto di piccola pesca. La perdita economica è stimata attorno ai 65 milioni di euro. La lavorazione e vendita del granchio blu non compensa affatto, e dunque le perdite nette aumentano.

🦀 Chiesa S., et al. Impacts of the blue crab invasion on Manila clam aquaculture in Po Delta coastal lagoons (Northern Adriatic Sea, Italy). Estuarine, Coastal and Shelf Science, 2025. In questo caso lo studio è fatto dai ricercatori di ISPRA e ARPAV, che hanno svolto due campagne di campionamento, a luglio e a ottobre 2023, nella Sacca del Canarin e nella Sacca degli Scardovari, quindi nelle lagune venete del delta. Hanno catturato i granchi con reti trainate sul fondo e raccolto le vongole con draghe idrauliche, esaminando i gusci per monitorare le tracce di predazione. La densità di granchio blu era alta in entrambe le lagune. A ottobre le vongole morte erano tra il 98 e il 100% del campione al Canarin e tra l'85 e il 99% a Scardovari, e fino al 56% dei gusci portava i segni delle chele. Il seme, cioè le vongole giovani raccolte in natura, da cui dipende la produzione, era assente o morto al 100%. Tra ottobre e dicembre 2023 la raccolta è calata di oltre il 75% a Scardovari e di quasi il 100% al Canarin rispetto agli stessi mesi del 2020-2022. A marzo 2024 si è fermata in entrambe le lagune.
In questo angolo di Paludi stiamo costruendo con voi un database collaborativo dove mettiamo insieme le nostre ricerche con gli studi e le ricerche che ci segnalate voi. Vogliamo che questo database sia nutrito anche dal tuo contributo. Aiutaci a popolarlo! Rispondi a questa mail per suggerirci nuovi articoli da inserire.
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