🌱 #12 Cervia, la salina che ha salvato la città
Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.
Io sono Giulia Bonelli, giornalista e co-fondatrice di FACTA. In questi giorni stiamo lavorando a diverse nuove storie che non vediamo l'ora di condividere con voi. Una di queste riguarda le saline, un progetto in collaborazione con il Centro di Giornalismo di Inchiesta del Montenegro (CIN-CG) di cui presto vi potremo dire di più. Per noi è l'occasione di tornare, da una prospettiva differente, su una storia che ci sta molto a cuore e di cui ci siamo già occupatə: la storia di come la città di Cervia è stata salvata dalla sua salina.
Oggi iniziamo a raccontarvela ripartendo proprio dal nostro primo lavoro. Se abitate nella zona di Cervia, ci lavorate o avete informazioni che vi piacerebbe condividere con noi, scriveteci rispondendo a questa mail: Paludi è soprattutto un luogo di scambio, e lo è in gran parte grazie a voi.
Buona lettura!
Giulia
Storie: la salina di Cervia sommersa dall'alluvione in Romagna
Nella notte tra il 16 e il 17 maggio 2023, mentre l’Emilia-Romagna è alle prese con una delle alluvioni più drammatiche nella storia recente italiana, a Cervia succede qualcosa che cambia completamente il paesaggio della città. Il fiume Savio rompe i suoi argini e si riversa nella salina, sommergendo completamente l’emblema della città - la città del sale, appunto.
La salina di Cervia è una delle saline più antiche del mondo, probabilmente esistente già in epoca etrusca. Così come è antica l'attività di estrazione del sale, eseguita tradizionalmente a mano e poi passata alla raccolta meccanica dal 1959. Ma, dal punto di vista naturalistico, il ruolo chiave della salina di Cervia è stato riconosciuto ufficialmente soltanto a partire dal 1981, con la designazione di zona umida di importanza internazionale in base alla Convenzione di Ramsar.

Oggi la salina è parte integrante di una riserva naturale alle porte del Delta del Po, che comprende anche un’ampia zona di interesse naturalistico. Si tratta di un parco dove la protezione e la conservazione della natura si intrecciano con attività economiche e produttive anche molto antiche, come appunto l’estrazione del sale (abbiamo parlato di un altro esempio simile, le saline Conti Vecchi in Sardegna, nel quinto numero di Paludi).
In quella notte del maggio 2023, l’alluvione riempie di acqua dolce tutti gli 827 ettari che costituiscono la salina, provocando la totale perdita del raccolto degli ultimi due anni e fermando la nuova produzione.
Alcuni mesi dopo, Elisabetta Tola, Benedetta Pagni ed io cominciamo a lavorare a Wasted Wetlands, un'inchiesta cross-border sul degrado delle zone umide in Europa con focus su Irlanda, Germania e Italia. Per l'Italia, l'ovvio punto di partenza per noi è proprio l'alluvione in Emilia-Romagna.
Quando visitiamo la salina insieme a Giuseppe Pomicetti, Presidente del Parco della Salina di Cervia, i segni dell’alluvione sono ovunque. Le montagne di sale sparite. I magazzini vuoti. Le macchine per la raccolta danneggiate. Negli uffici, l’acqua era arrivata oltre il metro e mezzo nei giorni delle piogge torrenziali, e i danni sono immensi.

«Abbiamo perso tutto», ci racconta Pomicetti in occasione della nostra visita. «Il raccolto del 2022, gli ultimi residui del 2021, gli strumenti di lavoro, gli archivi. Per giorni la salina è rimasta completamente sommersa dall’acqua dolce del Savio».
Eppure, durante quell’intervista, emerge anche un’altra storia. Più difficile da visualizzare, ma fondamentale per capire il ruolo delle zone umide oggi: «La salina, allagandosi, ha salvato la città di Cervia.»
Già, perché se non ci fosse stata la salina a fare da "cuscinetto", la potenza dell'acqua che ha sciolto quasi 150mila quintali di sale si sarebbe invece abbattuta interamente sulla città. Che è stata quindi, letteralmente, salvata dalla salina di Cervia.
Per capire meglio il fenomeno, abbiamo ricostruito dall’alto l’estensione dell’allagamento utilizzando i dati satellitari del programma europeo Copernicus. I satelliti fanno vedere molto chiaramente come l’acqua abbia occupato tutta l’area delle vasche. Ma mostrano anche che la salina ha funzionato come un’enorme area di espansione naturale, assorbendo gran parte dell’acqua esondata.
È uno dei motivi per cui le zone umide vengono considerate ecosistemi strategici rispetto agli eventi estremi. Non solo per la biodiversità o per la capacità di immagazzinare carbonio, ma anche perché possono ridurre gli impatti di alluvioni e mareggiate.
Questa storia, per noi, è stata anche un modo per ragionare su come raccontare la crisi climatica evitando una narrazione astratta. La storia della salina di Cervia ci dimostra una volta di più che parlare di zone umide significa parlare contemporaneamente di gestione del territorio, adattamento climatico, biodiversità, lavoro, memoria locale e infrastrutture ecologiche.
E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti delle wetlands: sembrano margini del paesaggio, finché improvvisamente non ci accorgiamo che stanno tenendo insieme tutto il resto.
Giuseppe Pomicetti, Presidente del Parco della Salina di Cervia. Intervista di Elisabetta Tola e Francesca Conti (collaborazione FACTA e Il Bo Live)
Al via oggi la School of Ecological Imagination a Bologna
Ne abbiamo parlato nello scorso numero di Paludi: dal 14 al 17 maggio, alle Serre dei Giardini Margherita di Bologna, si svolge la School of Ecological Imagination. Un laboratorio organizzato da serra madre (progetto di Kilowatt) per navigare il presente e la crisi climatica, dove teoria e pratica si fondono per esplorare nuove alleanze tra sapere scientifico, pratiche artistiche e pensiero ecologico. FACTA è media partner dell’iniziativa e contribuirà direttamente alla giornata del 15 maggio. Abbiamo anche contribuito a organizzare il talk di venerdì sera Vedere l’invisibile: reinventare scienza, democrazia ed ecologia decolonizzando il nostro sguardo, di Yurij Castelfranchi dell’Università Federale di Minas Gerais, Brasile. Tutte le informazioni e il form per iscriversi al link qui sotto.
Elementi di sale: un ensemble a Cervia
Come diciamo sempre, le "contaminazioni artistiche" ispirate alle zone umide sono moltissime, motivo per cui cerchiamo quasi sempre di finire Paludi con uno spunto dal mondo dell'arte. E questa volta abbiamo la suggestione perfetta: un concerto proprio tra i cumuli di sale di Cervia, che finalmente hanno ripreso forma dopo l'alluvione del 2023.
Il 30 maggio la salina di Cervia ospiterà uno degli appuntamenti di Elementi 2026, rassegna curata da MAGMA che intreccia musica, paesaggio e ricerca artistica.
Protagonista della serata sarà il Nist-Nah Ensemble, collettivo internazionale nato tra musica tradizionale indonesiana, jazz contemporaneo, improvvisazione e sperimentazione sonora, con musicistə provenienti da diversi paesi. La loro ricerca parte spesso dall’ascolto degli ambienti naturali e dall’idea di creare composizioni in dialogo con i luoghi attraversati.
Non è difficile immaginare come tutto questo possa risuonare dentro una salina, per giunta una salina intrisa di storia come quella di Cervia. La rassegna Elementi lavora proprio su questo incontro tra arti performative e paesaggi fragili del Mediterraneo, trasformando luoghi come saline, spiagge e aree lagunari in spazi di ascolto, osservazione e immaginazione.
‼️ Evento su prenotazione alla mail riservaree@gmail.com

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