🌱 #15 I fantasmi del Delta del Po

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🌱 #15 I fantasmi del Delta del Po

Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.

Io sono Giulia Bonelli, giornalista e co-fondatrice di FACTA, e vi scrivo questo numero appena tornata da Mechelen, dov'ero con Marco Boscolo e Francesca Conti alla conferenza europea di giornalismo investigativo Dataharvest.

Oltre a portare il nostro contributo dal punto di vista del giornalismo ambientale e indipendente (ve ne avevamo parlato un po' nello scorso numero), a Mechelen abbiamo anche scoperto un meraviglioso sistema di zone umide cittadine. Il che probabilmente varrà un approfondimento futuro su questi schermi: se avete spunti da condividere sul tema urban wetlands, scriveteci rispondendo a questa mail!

Per ora però torniamo in Italia, e ci spostiamo in quella che forse è la zona umida per eccellenza del nostro Paese: il Delta del Po. Anzi, qualcunə di voi era stupitə che non ne avessimo ancora parlato, e dunque eccoci qui.

Buona lettura!

Giulia

Francesca (a sinistra) e Giulia (a destra) davanti a una delle zone umide urbane di Mechelen, valse alla città il titolo di first wetland city in Benelux

Storie: i fantasmi della bassa

ll Parco del Delta del Po è una delle zone umide più importanti d’Europa e la più vasta d’Italia. Ospita centinaia di specie animali e vegetali, 11 siti Ramsar e un doppio riconoscimento Unesco: dal 1999 la parte ferrarese del Delta del Po è stata iscritta nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, mentre nel 2015 il territorio del Delta, questa volta comprensivo anche della parte veneta, è diventato Riserva di Biosfera MaB Unesco.

Ma il Delta del Po è anche un territorio fragile, particolarmente esposto agli effetti della crisi climatica: siccità sempre più frequenti, risalita del cuneo salino dal mare verso l'entroterra, perdita di biodiversità, specie invasive e una crescente pressione sulle attività economiche che dipendono dall'equilibrio tra acqua dolce e acqua salata.

Come FACTA ci siamo occupatə del Delta del Po nell’ambito del progetto Under the Surface, un’inchiesta internazionale che ha svelato lo stato pericoloso delle falde acquifere europee. Per seguire la parte italiana di questa storia cross-border, Marco Boscolo ed Elisabetta Tola hanno attraversato il delta incontrando pescatori, agricoltori, ricercatori, amministratori e abitanti, cercando di capire come un territorio costruito dall’incontro tra terra e acqua stia cambiando sotto la pressione di fenomeni sempre più rapidi e intensi.

Ad esempio, Elisabetta e Marco hanno esplorato l'Isola della Donzella, una vera e propria isola di oltre 10mila ettari nel comune di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Ѐ un territorio che poco più di un secolo fa non esisteva: tutta la zona che dall’asse Rovigo-Ferrara comprende il delta del Po e arriva all’Adriatico era una distesa di paludi, zone umide, lagune. Ѐ stata l’opera di bonifica che ha permesso di creare nuovi terreni per l’agricoltura.

Le tubazioni degli impianti di sollevamento dell’acqua all’Isola della Donzella con, sullo sfondo, l’argine sul Po della Donzella. Foto: Marco Boscolo

Il paradosso delle zone bonificate è che, nonostante si tratti di aree originariamente umide, non c’è acqua dolce. Lo spiega molto bene un podcast intitolato I fantasmi della bassa, realizzato da uno dei lettori di Paludi: Giacomo Locci, giornalista e documentarista audio, che ci ha segnalato il suo lavoro dopo aver risposto al nostro questionario (che resta sempre aperto, se volete contribuire!)

Già la risposta di Giacomo rispetto al suo legame con le zone umide ci aveva colpito:

Arrivando dai giri in bici sui Monti Pisani, non avrei mai pensato di legarmi così alle zone che da Ferrara vanno verso il mare, la cosiddetta Bassa. È stato un avvicinamento lento, come è la vita da queste parti, che mi ha portato a scoprire, letteralmente, come si vive sotto al livello del mare e dei fumi, tutta la zona del Delta fossile del Po, il Grande fiume, i fiumi pensili, i canali, gli impianti idrovori, le (ex) valli e le zone umide scampate al prosciugamento, le strade che erano i confini delle valli e quelle delle terre nuove, gli uccelli mai visti e la memoria di una terra che da metà '800 e per 100 anni ha subito una rivoluzione idrografica che è quasi diventata una rivoluzione sociale. E che adesso è un avamposto del cambiamento climatico.
Giacomo Locci, giornalista e documentarista audio

Qualche tempo dopo ci sentiamo anche via mail e organizziamo una prima, lunga chiacchierata online. Giacomo Locci condivide con noi alcuni spunti sul suo lavoro, profondamente ispirato dal legame che lo unisce ai paesaggi e alle comunità del Delta del Po. Pisano di nascita (ma, come dice lui stesso, senza accento toscano) e ferrarese d’adozione, è rimasto subito ammaliato dalla conformazione del paesaggio di pianura e dal rapporto del territorio con i fiumi.

Ci racconta di essersi avvicinato sempre più al tema delle zone umide grazie al lavoro di Wu Ming 1, autore de Gli uomini pesce e originario della "Bassa". Da questo e da altri incontri nel ferrarese nasce l'idea di ricostruire la storia sociale, spesso dimenticata, di queste terre. Il podcast I fantasmi della bassa racconta la storia e la memoria dei braccianti nelle zone bonificate del ferrarese tra il 1870 e il 1922.

Attraverso 5 episodi e un bellissimo intreccio di voci, il podcast ricostruisce la pagina delle grandi bonifiche iniziate a fine '800 e osteggiate da chi viveva nelle valli, fino ad arrivare alle grandi lotte agrarie dei braccianti di inizio '900 e alla gestione dei campi da parte dei proprietari terrieri più potenti d'Italia in epoca fascista.

"Le bonifiche di questi anni - si ascolta nel primo episodio - sono conosciute come bonifiche meccaniche. Per ospitare le pompe necessarie a sollevare le acque e a convogliarle verso il mare, vengono costruiti impianti idrovori alimentati a carbone. Ad esempio l'impianto di Codigoro entra in funzione nel 1873, viene rinnovato nel 1905 ed è tuttora operativo. Serviva per togliere l'acqua dalle grandi valli a nord del Po Volano, in quello che allora era chiamato Polesine di San Giovanni [...] Circa 70mila ettari di territorio furono interessate dalle bonifiche meccaniche di fine '800. Qualcosa come 100mila campi da calcio."

Se ti interessa scoprire una pagina di storia spesso dimenticata attraverso uno sguardo innovativo, ascolta I fantasmi della bassa realizzato dal collettivo Cumbre Altre Frequenze. A partire proprio dal prologo, dedicato alle bonifiche ferraresi: un episodio dall'evocativo titolo "Le terre nuove".

Uno dei canali di irrigazione che corrono a fianco delle strade nel paesaggio fortemente antropizzato dell’Isola della Donzella. Foto: Marco Boscolo

Un Po di versi

Mela spaccata, la pianura
da monte a mare è preda del fiume
che ronfa nella spenta
bellezza della notte,
o simile alla vipera s’acquieta.
Mormora, racconta
stupefacenti nomi… poi livido d’orrore,
con la bava alla bocca,
strappa, avventa
verso il delta inquieto il suo furore;
si carica di forza e vendemmia
pianto da un altro cuore;
sempre più immenso, sempre più terribile
o splendido d’amore.

Ciao a tuttə, sono Andrea Pracucci e per FACTA mi occupo di scrittura e comunicazione social. Questo spazio della newsletter è dedicato ai racconti dei luoghi culturali più impensati dove si annidano le zone umide: i versi citati qui sopra sono dedicati proprio al fiume Po.

Li ha composti Roberto Roversi, scrittore e poeta bolognese, e sono contenuti nella raccolta “Dopo Campoformio” (1962).

Roversi aveva un talento multiforme. Il Po ha ispirato tante delle sue opere: oltre al testo riportato all’inizio di questa sezione, vi vogliamo raccontare altri due esempi.

Partiamo da “Il Po è un fiume”, scritto poetico realizzato per il documentario “Sguardi dal fiume” del 1997.

Dunque, camminare sul Po
è sempre un viaggio, è un’avventura.
E anch’io ci cammino
come su una strada d’acqua
per immergermi nell’antica storia d’Italia,
ricordare formidabili vicende,
incontrare personaggi dalle lunghe barbe di marmo,
dai lucidi occhi dipinti;
poi affreschi, chiese, palazzi, piazze.

In “Il Po è un fiume”, Roversi, seguendo il percorso del Po, racconta l’Italia, con le sue tradizionali bellezze artistiche e le innovazioni sociali che, alla fine del secolo scorso, la trasformano profondamente.

Oggi
sulle sue rive
possiamo ancora vedere pecore al pascolo
ma
– nei giorni di festa –
gare di motocross.
Questo è il Po, oggi.
E questa, più in generale, è l’Italia
– nuova e vecchia insieme
già del Duemila e ancora antica.

Purtroppo il documentario “Sguardi dal fiume” non è disponibile online: se qualcunə di voi l’ha visto, ci faccia sapere!

In conclusione, un riferimento musicale. La canzone di Lucio Dalla “L’auto targata ‘TO”, inclusa nell’album “Il Giorno Aveva Cinque Teste” (1973), è stata scritta dal cantautore bolognese con la collaborazione di Roversi.

Nel brano, che racconta delle difficili condizioni di vita di una famiglia di emigrati meridionali a Torino, si parla anche del Po, dal punto di vista della regione da cui nasce.

Questo luogo del cielo è chiamato Torino
Lunghi e grandi i viali, splendidi monti di neve
Sul cristallo verde del Valentino
Illuminate tutte le sponde del Po
Mattoni su mattoni
Sono condannati i terroni
A costruire per gli altri
Appartamenti da cinquanta milioni.

Se volete curiosare tra i testi di Roberto Roversi, questo sito ne è un archivio piuttosto completo.


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