🌱 #9 Come misuriamo la biodiversità delle zone umide (e la sua perdita)

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🌱 #9 Come misuriamo la biodiversità delle zone umide (e la sua perdita)

Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.

Oggi vi scriviamo da Perugia, dove parte della squadra di FACTA (e di Paludi) si è riunita per il Festival Internazionale del Giornalismo. Elisabetta Tola, Francesca Conti, Benedetta Pagni ed io saremo qui fino a domenica: se per caso qualcunə di voi è qui, scriveteci! Potete contattarmi su LinkedIn oppure rispondere direttamente a questa mail. Saremo molto felici di incontrarvi.

Nella mattina di oggi, giovedì 16 aprile, racconterò qualcosa del metodo FACTA durante questo workshop organizzato da OBC Transeuropa su giornalismo partecipativo e d’impatto, mentre domenica Elisabetta parlerà di come Raccontare e contrastare la crisi climatica in Italia durante questo panel

E, ovviamente, non mancheremo di citare le nostre amate paludi. Del resto, come scrivevamo nello scorso numero, ormai siamo preda dell’effetto Baader-Meinhof e vediamo wetlands ovunque, dalla zona umida protetta alla pozza d'acqua stagionale. Perché ovunque c’è acqua c’è biodiversità: e proprio a questo tema dedichiamo il pezzetto del nostro database Paludi che vogliamo condividere oggi con voi. 

Buona lettura!

Giulia

Testimonianza un po' sfocata della nostra reunion a Perugia la prima sera da Bologna e Roma. Francesca (a sinistra), Elisabetta (al centro) e Giulia (a destra

Database: come misuriamo la biodiversità (e la sua perdita)

Ogni nostra inchiesta segue un metodo, ve lo abbiamo già detto molte volte, quello che ormai chiamiamo metodo FACTA. Partiamo sempre dall’analisi della letteratura scientifica, dai paper e dai dati che chi fa ricerca mette a disposizione della collettività. 

Io sono Elisabetta Tola, giornalista scientifica, co-fondatrice e direttrice di FACTA. Sono anche una grande appassionata di dati e visualizzazioni. In questo angolo di Paludi stiamo costruendo con voi un database collaborativo dove mettiamo insieme le nostre ricerche con gli studi e le ricerche che ci segnalate voi. 

Una delle grandi sfide, quando parliamo di complessi sistemi ambientali, come le wetlands, è capire cosa misurare e come valutarne lo stato di salute. Se ormai è chiaro che tra i fattori che contribuiscono al degrado delle zone umide possiamo elencare molti fattori antropici, dallo sviluppo dell’agricoltura intensiva allo sfruttamento turistico, è molto più difficile capire come questi fattori incidano su animali, piante e microrganismi che le abitano. Sappiamo che le wetlands sono hotspot di biodiversità fondamentali. Ma facciamo più fatica a misurare quanta e quale biodiversità rischiamo di perdere nel tempo. 

Per capire come sta un ambiente, non basta misurare i parametri chimici: bisogna osservare chi abita stabilmente quell'ecosistema, utilizzando diversi organismi come bioindicatori. Ad esempio, i macroinvertebrati sono eccellenti indicatori perché vivono nei sedimenti e sono poco mobili, per cui non possono allontanarsi in caso di inquinamento o stress ambientale, e anzi ne subiscono subito gli effetti. 

Tra tra gli organismi più utilivci sono gli efemerotteri, insetti acquatici molto sensibili ai cambiamenti del loro habitat. Insieme a plecotteri e tricotteri formano il cosiddetto indice EPT, una misura diretta e affidabile della qualità dell'acqua. Se un ambiente è pulito e sano, ci sono tanti efemerotteri. Se è inquinato, questi insetti scompaiono rapidamente, lanciando un chiaro segnale di allarme ben prima di altri organismi più grandi.

Un efemerottero. Crediti: Wikimedia Commons

Molti studi poi si focalizzano su singole specie o su singoli parametri. Alcuni organismi, anche perché considerati meno interessanti rispetto ad altri, non vengono proprio monitorati. Insomma, il rischio è valutare singoli elementi e perdere di vista l’aspetto complessivo. 

Oggi abbiamo dunque deciso di condividere con voi due studi, un paper e il capitolo di un libro che raccoglie diversi contributi scientifici, che ci offrono spunti metodologici per capire come monitorare in modo più efficace la perdita di biodiversità delle zone umide e dunque come provare a preservarla o addirittura ripristinarla.

Ci piacerebbe che questo database diventasse un lavoro collaborativo in cui inseriamo anche i tuoi suggerimenti sulle pubblicazioni che meglio misurano e raccontano le zone umide in Italia e nel mondo. Ti va di darci una mano?

Aperitivo in umido

Ti ricordiamo il primo incontro online della crescente community di Paludi! Giovedì 23 aprile dalle 18:00 alle 19:00, ospiteremo il primo Aperitivo in umido, un’ora da passare insieme per conoscerci e parlare, da prospettive differenti, di quelle preziose zone sospese tra terra e acqua che sono le zone umide. Se non l’hai ancora fatto, iscriviti!👇

Paludi, principesse e ranocchi

Ciao, io sono Andrea Pracucci e per FACTA mi occupo di scrittura e comunicazione social. Nella sezione artistica di questo numero di Paludi parliamo di un grande esempio cinematografico di cooperazione tra il mondo umano e quello animale.

La principessa e il ranocchio (2009) è un film d’animazione ambientato a New Orleans, nello Stato americano della Louisiana, un’area famosa per i suoi ecosistemi paludosi detti bayou. Li avevamo già citati nel secondo numero della newsletter, parlando del film Down by Law

Tiana e Naveen, un’improbabile coppia formata da una cameriera che sogna di aprire un ristorante e un principe diseredato, vengono trasformati in rane per un incantesimo di magia nera. 

Dopo alcune avventure rocambolesche si ritrovano in un grande bayou. Sorprendentemente, la palude diventa per loro un luogo in cui creare alleanze e connessioni, uno spazio in cui condividere desideri ed elaborare strategie per realizzarli.

Con l’alligatore Louis, la lucciola Ray e la misteriosa guida spirituale Mama Odie viene stipulata una stretta alleanza tra specie. Questa unione sembra rendere tutto possibile, anche il complicato piano per riportare Tiana e Naveen alla loro forma umana.

C’è qualcosa di rivoluzionario nell’idea di una collaborazione tra specie e nel ricordare che tra umani e animali può nascere un rapporto di co-abitazione degli spazi naturali, compresi bayou e paludi. 

Certo, è solo una fiaba, ma in queste pratiche di cura allargate a tutta la comunità dei viventi noi crediamo molto.

La principessa e il ranocchio, Disney (2009)

Grazie per aver letto fin qui. Se vuoi mandarci un commento, hai notato un’imprecisione, vuoi suggerirci la tua palude del cuore, o anche solo vuoi entrare in contatto, scrivici rispondendo a questa mail: ne saremo contentə!

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Alla prossima palude!

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