🌱 #16 La piccola rivoluzione delle paludi urbane
Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.
Io sono Francesca Conti, co-fondatrice di FACTA, e oggi debutto su questa newsletter mentre le mie colleghe Giulia Bonelli ed Elisabetta Tola sono a El Masnou (Barcellona) per LASAL, Festival Mediterrani de Periodisme i Fotografia.
Ieri Elisabetta e Giulia hanno contribuito all’incontro LASAL Waves: Climate Journalism Exchange con un intervento sul giornalismo satellitare, mentre domani Elisabetta parlerà di fondi per il giornalismo indipendente con Federico Acosta Rainis del Pulitzer Centre. Un grazie speciale a Mikala Rasmussen (che è anche parte della community di Paludi) per l’invito, l’ideazione e l’organizzazione del workshop di ieri, una bellissima occasione per confrontarsi su clima e ambiente con uno sguardo interdisciplinare.
Intanto noi, come promesso nello scorso numero, ci occupiamo di paludi urbane e del perché le tecniche di urban restoration a volte possono beneficiare delle capacità intrinseche delle aree umide. Andiamo dunque in terra fiamminga, e ci restiamo anche anche per la musica paludosa.
Buona lettura!
Francesca

Storie: Mechelen e le cittĂ resilienti grazie alle "proprietĂ " delle zone umide
Camminando per il centro di Mechelen, una città nella parte fiamminga del Belgio dove siamo recentemente state per Dataharvest, tra una birreria e un negozio di abbigliamento può capitare di incontrare un airone cenerino intento a pescare un pesce o una rana in uno dei canali che attraversano la città .
Una scena inaspettata, nel cuore di un centro urbano, che racconta nei fatti una precisa scelta di rigenerazione.
Per affrontare gli effetti delle piogge intense e ridurre il rischio di allagamenti, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, Mechelen ha riportato alla luce alcuni antichi corsi d’acqua che nel tempo erano stati interrati. Il progetto di rigenerazione urbana non si limita però alla riapertura dei canali: prevede un sistema per raccogliere, rallentare e far defluire le acque piovane, trasformando profondamente lo spazio urbano, rendendolo anche più “fiorito” e bello.

In alcuni tratti, i canali sono stati arricchiti con piante tipiche delle zone umide come canne, giunchi e ninfee, capaci di contribuire alla depurazione naturale dell’acqua grazie all’azione combinata delle radici e dei microrganismi che vivono nel terreno. Oltre a filtrare naturalmente l’acqua la vegetazione crea nuovi habitat per insetti, anfibi, pesci e uccelli.
L’intervento, realizzato nell’ambito del progetto europeo Water Resilient Cities (un INTERREG che si è svolto nel periodo 2014-2020) mette insieme adattamento climatico, rigenerazione urbana, biodiversità e recupero del paesaggio storico.
Le città possono imparare a convivere con l’acqua, invece di limitarsi ad allontanarla.
Mechelen non è un caso isolato. Nell’ambito dello stesso progetto europeo, altre città hanno sperimentato soluzioni diverse, pensate a partire dalle caratteristiche dei luoghi.

A Bruges, il parco King Albert I è stato ripensato per aumentare la capacità di accumulo delle acque e migliorare la qualità dell’acqua nei canali storici, anche attraverso sistemi di ossigenazione.
A Middelburg, il parco Molenwater può trasformarsi, durante le piogge più intense, in un bacino temporaneo capace di raccogliere l’acqua e proteggere le abitazioni circostanti. In un altro quartiere, l’acqua raccolta viene riutilizzata per irrigare alberi e piante.
A Plymouth, una strada di collegamento con il lungomare è diventata un boulevard alberato, con sistemi di drenaggio integrati.
A Wimereux, sulla costa francese, una piazza e un parcheggio sono stati progettati per assorbire e trattenere l’acqua piovana grazie a pavimentazioni drenanti, canali vegetati e un bacino sotterraneo.
Soluzioni diverse, legate ai singoli contesti, ma costruite attorno alla stessa idea: integrare la natura nel contesto urbano per vivere meglio. Perché le proprietà delle aree umide possono mettere in sicurezza le città , come abbiamo raccontato per l'alluvione di Cervia, nell’ambito della nostra inchiesta Wasted Wetlands.
Vuoi suggerirci anche tu una palude da raccontare? Rispondi direttamente a questa mail: non vediamo l’ora di entrare in contatto!
Musica paludosa nelle Fiandre
Prima di andare a Mechelen, in Belgio, per il Dataharvest, mi sono chiesto se ci siano band o artisti che fanno musica ispirata alle zone umide di quella regione. Scavando, neanche troppo, nei meandri delle rete in fiammingo, ho scoperto che l’abbinamento è tutt’altro che raro. Io sono Marco Boscolo: seguitemi in questo breve viaggio tra musica metal e ambient.
Come ho già accennato nel numero 14, spesso nel folklore le paludi, le aree umide e le torbiere sono associate a presenze inquietanti. Nel Fiandre, tra il nord del Belgio e il sud dei Paesi Bassi, esiste una creatura che vive proprio in questo tipo di ambienti. Si tratta del Kludde, un animale dal corpo composto da parti di lupo, gatto, rana e pipistrello. Cammina sulle zampe posteriori e, secondo alcune versioni della leggenda, può cambiare forma. Se ti cattura, devi camminare con lui sulla schiena fino alle prime luci dell'alba.
Si può sentire arrivare il Kludde per il caratteristico suono della catena di ferro che ha legata alla zampa sinistra. Lo potete sentire in un brano composto da due collettivi musicali locali, Conjunktival e Nooit Meer Naar Huis, che nel 2020 hanno realizzato una compilation di brani musicali che si intitola proprio Kludde. Nell’intro si sentono suoni ambientali e l'inquietante sferragliare della catena… Tutta la compilation si può sentire gratuitamente su Bandcamp.
Kludde è anche il nome di una nota band metal belga, ispirata direttamente alle stesse leggende, che nel 2026 festeggia i 25 anni di attività . Le loro canzoni sono ispirate al lato più horror delle leggende folkloriche legate alle fiandre e sono completamente cantate in dialetto fiammingo. L’ultimo disco è uscito lo scorso 22 maggio e si intitola Langs Scheld- en Denderland, ovvero “lungo la Schelda (un fiume che attraversa sia Belgio che Paesi Bassi) e Denderland (una regione delle fiandre orientali).

Le band metal ispirate agli stagni, alle paludi e affini sono davvero molte. E una delle etichette discografiche che le pubblica, Polder Records, ha fatto la scelta di prendere casa tra “i polder paludosi del Belgio”, come scrivono sul loro sito. I polder sono aree umide tipiche della zona, nate dal prosciugamento di un tratto di mare attraverso le bonifiche. Molti polder, grazie alle dighe artificiali che belgi e olandesi costruiscono da secoli, si trovano sotto il livello del mare.
Buon ascolto!
Grazie per aver letto fin qui. Se vuoi mandarci un commento, hai notato un’imprecisione, vuoi suggerirci la tua palude del cuore, o anche solo vuoi entrare in contatto, scrivici rispondendo a questa mail: ne saremo contentə!
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